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Amaxofobia: cos'è la paura di guidare e come si alimenta

  • Gianluca Zamuner
  • 23 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La paura alla guida può rappresentare una reazione naturale, ma può anche trasformarsi in una difficoltà invalidante. Anche in assenza di una vera e propria fobia, guidare bene non è un fatto scontato né automatico. Il conseguimento della patente, infatti, non garantisce di per sé una competenza profonda e sicura.

Accade così che alcune persone, pur non soffrendo di una vera e propria patologia, si sentano bloccate, insicure o tese al volante. Non necessariamente perché siano realmente incapaci, ma perché non hanno ancora costruito una sufficiente familiarità con il mezzo, con le dinamiche del traffico e con le proprie reazioni emotive.

 

L’insicurezza alla guida

Quando la paura cresce, può iniziare a modificare il modo stesso di vivere la guida.

La più frequente tra le fobie alla guida è quella legata al sentire di perdere la gestione dell’auto, strettamente connessa all’ossessione-fobia del panico, che immobilizza o induce a compiere atti avventati. La persona, nel timore che questo possa avvenire, è costantemente in tensione, come se fosse in bilico su un precipizio.

paura panico alla guida

Il più delle volte non c’è stata un’esperienza reale di questo tipo, ma è la paura anticipatoria a creare uno stato d’ansia così elevato da impedire di mettersi al volante.

La paura, quindi, può arrivare prima ancora dell’esperienza.

Si tratta di una forma di fobia senza attacco di panico, in cui è la fantasia anticipatoria che attiva la fuga dall’esperienza temuta e il conseguente “evitamento precauzionale” finisce per costituire la vera e propria invalidante incapacità alla guida, ovvero una totale rinuncia difensiva rispetto al rischio profetizzato.

 

Le forme della fobia alla guida

La paura di guidare non si presenta sempre nello stesso modo.

Si potrebbe pensare che la paura invalidante della guida sia legata esclusivamente al timore di fare un incidente, ma in realtà questa fobia si articola in molte forme diverse.

C’è chi teme di rimanere intrappolato nel traffico, chi ha paura delle gallerie, dei ponti o delle sopraelevate; chi teme di sentirsi male mentre guida, chi addirittura prova una sorta di attrazione per il vuoto; chi teme di trovarsi da solo alla guida e chi, al contrario, teme la presenza di altri passeggeri a bordo, fino a chi rifiuta di salire in auto se a guidare è un’altra persona.

Situazioni apparentemente molto diverse possono quindi essere accomunate dalla stessa difficoltà: la paura finisce per limitare progressivamente la libertà di movimento.

 

Amaxofobia: come si alimenta la paura

A questo punto si crea un meccanismo che può diventare difficile da interrompere.

È infatti sufficiente cominciare a evitare la situazione temuta, farsi accompagnare da un protettore quando non la si può evitare e attivare uno strenuo tentativo di controllo mentale delle attivazioni psicofisiologiche innescate dalle sensazioni di paura.

Queste difese, se inizialmente svolgono una funzione protettiva, quando vengono reiterate finiscono per alimentare ed esacerbare la paura, fino a renderla panico.

Ciò che inizialmente sembra una soluzione può così diventare parte del problema.

È questo il meccanismo attraverso cui si costituisce anche la fobia della guida. Pertanto, l’individuo diventa artefice di ciò di cui poi finisce per essere vittima.

 

L’eccesso di controllo

paura panico alla guida

Uno degli aspetti più paradossali della paura alla guida riguarda proprio il tentativo di controllare ogni cosa. I piloti esperti guidano come se fosse la più naturale e spontanea delle azioni, mentre l’autista insicuro appare ingessato, tanto è teso e rigido nel suo agire, a causa del timore costante di perdere il controllo del mezzo. Il desiderio di controllare ogni movimento, ogni sensazione e ogni possibile imprevisto può rendere la guida sempre più faticosa.

In definitiva, l’eccesso di controllo riduce, o addirittura fa perdere, il controllo stesso.

 

Dalla paura a una nuova esperienza

Quando la paura alla guida diventa invalidante, il problema non riguarda soltanto il momento in cui ci si trova al volante. Può riguardare anche tutto ciò che lo precede: i pensieri, le anticipazioni, le rinunce e le strategie utilizzate per sentirsi al sicuro.

Pertanto, in questi casi la terapia dovrà focalizzarsi dapprima sullo smontare questo processo mentale di anticipazione fobica e successivamente sul superamento dell’invalidazione alla guida, attraverso esperienze graduali e progressive che dimostrino concretamente al soggetto la propria capacità di gestire ciò che prima appariva ingestibile.

L'obiettivo non è semplicemente eliminare la paura, ma permettere alla persona di tornare a vivere la guida con una maggiore sicurezza e naturalezza.

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