TERAPIA BREVE STRATEGICA
- Gianluca Zamuner
- 10 feb
- Tempo di lettura: 3 min
La Terapia Breve Strategica, sviluppata da Paul Watzlawick ed evoluta da Giorgio Nardone, rappresenta oggi uno dei modelli di intervento psicologico più solidi ed efficaci a livello internazionale.
Si tratta di un approccio scientificamente validato, basato su oltre venticinque anni di ricerca clinica e su migliaia di casi trattati, riconosciuto come best practice per numerose problematiche psicologiche, tra cui disturbi d’ansia, distrubo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari, attacchi di panico e difficoltà relazionali.
Il suo valore non risiede solo nella rapidità dei risultati, ma soprattutto nella precisione con cui interviene sui meccanismi che mantengono il disagio.
Le basi teoriche
Il modello breve strategico si fonda su importanti contributi teorici:
il costruttivismo radicale,
la teoria dei sistemi,
la pragmatica della comunicazione,
la logica strategica,
la teoria dei giochi.
Questi riferimenti permettono di considerare il disagio psicologico non come una “malattia da curare”, ma come un equilibrio disfunzionale da trasformare.
Un equilibrio costruito nel tempo attraverso modalità di pensiero, comportamento e relazione che, inizialmente utili, diventano progressivamente limitanti.
Il cuore del modello: le “tentate soluzioni”
Il principio centrale della Terapia Breve Strategica è il costrutto di “tentata soluzione”.
Ogni persona, di fronte a una difficoltà, mette in atto strategie per risolverla.Quando queste strategie vengono ripetute nonostante siano inefficaci, finiscono per alimentare il problema.
Ciò che nasce come tentativo di adattamento si trasforma in rigidità.
Più si cerca di controllare, più si perde il controllo.
Più si evita, più la paura cresce.
Più si combatte un pensiero, più diventa invasivo.
Il problema non persiste per una causa nascosta, ma perché viene mantenuto da queste modalità ripetitive.
Cambiare la logica del problema
L’intervento terapeutico strategico non combatte il sintomo direttamente, interviene sulla sua struttura.
Ogni problema ha una propria “logica interna”, una sorta di gioco con regole precise. Il terapeuta le studia e costruisce strategie capaci di modificarle dall’interno.
Come in una partita a scacchi, ogni mossa è pensata per condurre gradualmente alla soluzione.
La psicopatologia viene così affrontata come un problema da risolvere, non come un’etichetta da subire.
L’esperienza come motore del cambiamento
Il cambiamento duraturo avviene attraverso esperienze concrete. Non basta comprendere razionalmente. È necessario sperimentare.
La Terapia Breve Strategica utilizza strategie comunicative e prescrizioni operative per favorire quelle che vengono chiamate “esperienze emozionali correttive”: situazioni in cui la persona scopre, nella realtà, di poter fare ciò che prima riteneva impossibile.
Questi “eventi casuali pianificati” permettono di modificare la percezione del problema e, di conseguenza, le reazioni emotive e comportamentali.
Quando cambia l’esperienza, cambia la realtà vissuta.
Protocolli mirati e interventi personalizzati
A partire dalla fine degli anni Ottanta, presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, sono stati sviluppati protocolli specifici per le principali forme di disagio psicologico.
Ogni protocollo è costruito per intervenire sulle modalità tipiche di persistenza del disturbo.
Allo stesso tempo, ogni percorso viene adattato alla persona, al suo contesto e alle sue risorse.
Non esistono soluzioni standard, ma strategie calibrate.
Conclusione
La Psicoterapia Breve Strategica è un approccio che unisce rigore scientifico, flessibilità clinica e attenzione alla persona.
Non promette scorciatoie miracolose, ma offre strumenti concreti per cambiare.
Attraverso strategie mirate, esperienze guidate e un lavoro preciso sui meccanismi del problema, aiuta le persone a recuperare autonomia, sicurezza e qualità di vita.
Perché, come ricorda Shakespeare:
“Non c’è notte che non veda il giorno.”
Se si sa come accompagnare l’alba.il g